Chicco, per sempre

Il ricordo di Chicco Ravaglia
23.12.2018 14:55 di Carlo Dall'Aglio  articolo letto 850 volte
ENRICO CHICCO RAVAGLIA
ENRICO CHICCO RAVAGLIA

Era l’alba del 23 dicembre 1999, quando Imola fu tragicamente svegliata da una notizia che fece piangere e commuovere tutti gli sportivi: il 23enne Enrico Ravaglia era morto in un incidente stradale nella notte, mentre stava tornando in riva al Santerno per passare insieme alla famiglia le festività natalizie dopo l’ultima gara disputata davanti al suo pubblico di Cantù.

Per i più giovani, è bene ricordare come Chicco, figlio d’arte di Roberto Ravaglia, per tutti Bob, ovvero uno dei più grandi cestist della storia imolese, mosse i primi passi nelle giovanili dell’Andrea Costa Imola, prima di firmare il prestigioso contratto con la Virtus Bologna, una delle principali società europee in quella fase storica del basket. Nel 1994, a 18 anni fu girato in prestito a Cento in B1 dove si mise in luce, tanto da meritarsi il debutto in serie A1 con la maglia del Varese nel 1995. Ma a metà stagione 199/1997, la Virtus Bologna lo riportò in maglia bianconera giusto in tempo per vincere 1 Coppa Italia, 1 Scudetto e, soprattutto, la Coppa dei Campioni 1997/1998. Ma non riuscì ad essere pienamente protagonista per via di un brutto infortunio al ginocchio che lo tenne lontano dal parquet per lungo tempo.

Nell’estate 1999 arrivò la chiamata della Pallacanestro Cantù, grazie all’illuminata gestione del neo Presidente Francesco Corrado che salvò la società brianzola per riportarla ai massimi livelli del basket tricolore e nuovamente in Europa. Coach Franco Ciani puntò forte su Chicco Ravaglia che iniziò la stagione in maniera straordinaria, dimostrando di essere una delle principali risorse del basket italiano di quegli anni. In pochi mesi diventò l’idolo indiscusso degli Eagles canturini che intravedevano in lui l’uomo della rinascita.

La sera del 22 dicembre, Chicco disputò la sua ultima partita in Serie A1, a Cantù, contro la Pallacanestro Reggiana, dominandola con 23 punti ed una prestazione monstre.

L’era di Francesco Corrado iniziò, quindi, con la salvezza firmata Antonello Riva, vissuta indelebilmente nel nome di Chicco Ravaglia e di quella maglia #6 ritirata dalla Società. Quindi un’escalation fino al ritorno nell’Europa che conta.

Nel 2007 Francesco Corrado venne eletto Presidente della Lega Basket ed il figlio Alessandro assunse le redini della Pallacanestro Cantù, diventando il settimo Presidente della storia biancoblu. La sua prima scelta fu l’assunzione del coach imolese Luca Dalmonte, chiudendo un cerchio virtuale che legò indissolubilmente la famiglia Corrado, Cantù ed Imola.

Ed è proprio Alessandro Corrado a farci rituffare in quegli anni in cui spesso la retina era stracciata dal talento di Chicco Ravaglia:

“Chicco è stato per Cantù un ragazzo speciale, arrivato in punta di piedi ed in poco tempo Cantù si e innamorata di lui, del suo fantastico sorriso ma soprattutto del suo talento.

Pian piano con la sua forza di volontà è tornato ad essere sul parquet un fenomeno”.

Ad Imola, negli ambienti sportivi, quando lo si nomina, non serve nemmeno citare il cognome: Chicco è, per tutti, Chicco Ravaglia. E la sua storia rimane una ferita aperta nei ricordi di tutti i tifosi ed appassionati di basket. A Cantù, probabilmente, le reazioni non saranno molto diverse:

“A  Cantù si vive di pane e basket: la prdita di Chicco è stata e rimarrà per sempre una ferita aperta nel cuore di tutti noi”.

Quale impatto aveva Chicco Ravaglia sul pubblico e sulla famiglia Corrado, al di là del rapporto “atleta-presidente”?

“Impatto unico con la sua simpatia e le sue giocate spettacolari tutti i tifosi ma soprattutto la mia famiglia aveva adottato Chicco come uno di noi”.

Personalmente, non ho molte altre parole per descrivere Chicco come atleta e come uomo. Forse Lei qualcuna nascosta ce l’ha ancora:

“Per me Chicco è contemplato in un'unica parola  Straordinario e mi piace ricordarlo sul campo di gioco che festeggia con tutti noi Cantrini”.