COSE DI CASA

Secondo appuntamento con la Rubrica di Daniele Casadei
07.02.2018 20:26 di Carlo Dall'Aglio  articolo letto 146 volte
Fonte: Daniele Casadei
COSE DI CASA

L’altra sera stavo guardando l’Eurolega, ovvero il miglior basket che si possa vedere a tutte le latitudini, USA compresi. In America oramai la regular season è quasi svuotata di significato e ne sono dimostrazioni lampanti i punteggi fantascientifici che fanno vendere un sacco di merchandising e sono buoni per macinare record su record dei giocatori di punta di questa generazione. Non voglio dire che Curry, James, Durant, Harden e compagnia cantante siano mediocri, per carità, sono tecnicamente e fisicamente di un livello decisamente superiore ai top d’Europa, ed il loro elevarsi ben sopra la media degli altri attori di questo spettacolo itinerante che è la NBA lo dimostra ampiamente.

Io però sono un esteta del gioco, preferisco una circolazione di palla fluida ad un isolamento 1vs5, prediligo una lettura sul pick and roll ad un crossover, mi piace vedere una difesa di squadra intensa ed arcigna piuttosto che farsi battere -che tanto poi c’è Mutombo là nel mezzo e ci pensa lui a stoppare-.

L’Eurolega su questi aspetti del gioco è nettamente più godibile, complice anche l’altissimo livello medio delle squadre e l’equilibrio che regna sovrano nel 90% degli incontri; tutte le partite sono delle battaglie all’ultimo sangue ed il nuovo format della competizione ha trasformato quella che era una Coppa in un Campionato Europeo vero e proprio. Per primeggiare bisogna incontrare tutti i top team del vecchio continente ed arrivare alle Final Four con ancora abbastanza energie per giocarsi tutto in 2 partite secche.

Tutto questo condito da un pubblico costantemente oltre le 8000 presenze di media (fonte: Euroleague), da arene (non più palazzetti) con tifoserie organizzate e scenografie da urlo, da una comunicazione efficace e puntuale, highlights e sintesi delle partite su Youtube, eccetera eccetera eccetera.

Queste considerazioni sono chiaramente mie opinioni personali quindi mi sento libero di andare oltre e dire che il progetto dell’Eurolega è la cosa più interessante successa allo sport europeo nel nuovo millennio. Si, ho detto sport, non solo nel basket, e non è un caso che la UEFA stia guardando con una certa apprensione lo scontro tra Eurolega e FIBA, timorosa che le grandi del calcio seguano l’esempio della palla a spicchi e si creino il loro supercampionato in barba alle federazioni nazionali; non sono certo il primo a teorizzare una superlega con Juventus, Real, Barcelona, Bayern, Manchester, PSG, ecc...

Sarà questo il futuro dello sport in Europa? In America la formula è ampiamente collaudata e funziona benissimo, ma qui abbiamo ancora una visione molto romantica, siamo perennemente affascinati da Davide contro Golia, dalla “Cenerentola del campionato” e diamo un’importanza fondamentale al “diritto sportivo”, il guadagnarsi sul campo la massima serie o, perchè no, vincere un campionato.

Non c’è giusto o sbagliato, sono due visioni diametralmente opposte dello stesso sport, una ha al centro il business (e quindi i soldi che servono per avere i migliori giocatori\allenatori, strutture, ecc) e l’altra ruota attorno agli uomini ed alla loro capacità di ribellarsi al destino che li vuole sconfitti in partenza contro chi è più famoso, affermato, pagato. Ma l’uomo è fragile per sua stessa natura, ed una volta ribellatosi al proprio destino, spesso ne cade vittima e salta dall’altra parte della staccionata, diventando così quel giocatore che fino al giorno prima cercava di sconfiggere. Ubi maior, minor cessat.