Matteo, il sogno NBA

Il fotografo imolese Matteo Marchi è tra i fotografi ufficiali dell'NBA, grazie ad una coraggiosa scelta di vita
15.01.2018 18:00 di Carlo Dall'Aglio  articolo letto 788 volte
Fonte: Carlo Dall'Aglio
Matteo Marchi
Matteo Marchi

C’è una favola dall’intenso gusto natalizio. C’è il basket, tanto basket. C’è una passione sfrenata per il mondo della fotografia. E c’è, soprattutto, un ragazzo imolese che ha tentato il tutto per tutto. Gli ingredienti sono suggestivi.

Il ragazzo è Matteo Marchi, aspirante fotografo NBA in America.

Dopo una lunga storia da fotografo operante nella nostra terra, Matteo coglie al volo un’occasione forse irripetibile. Il classico treno che passa, forse, solo una volta nella vita: acquista il biglietto e vola OltreOceano per tentare tutte le proprie carte in un mondo fantastico, come quello del basket americano.

E, clamorosamente, proprio il giorno di Natale, la prima grande sorpresa: l’NBA gli affida il ruolo di fotografo ufficiale del match clou a New York.

 

Matteo Marchi, solo tre parole: Natale, Sixers-Knicks:

“Si fa presto a dire tutto cosi con 3 parole: per me invece è stato un fiume di emozioni, essere fotografo NBA alla partita di Natale mi ha fatto pensare a tutte quelle giornate natalizie passate sul divano a guardarle da casa, e devo ammettere che essere proprio lì, fa un certo effetto.

Forse più adesso che quando effettivamente ero lì presente; mi sto abituando ad andare al Madison Square Garden, piano piano mi ci sto affezionando ed entrare li sta diventando un’abitudine, spero che entro pochi anni possa diventare anche casa mia, come lo è stato per tanti anni il Ruggi“

 

Una storia che ricorda le tinte di un secolo fa, quando migliaia di italiani scelsero l’America come meta dei propri sogni. Invece di migliaia, ora c’è un uomo solo, al posto della valigia di cartone c’è una valigia stracolma di macchina fotografiche e di sogni.

“Sono un immigrato 3.0, anche se il mio status ufficiale parla di “Temporary Resident. E posso garantire che non sono solo. Soprattutto qua a New York, si fa più fatica a trovare un indigeno nato e cresciuto qui che uno straniero. E’ il bello di questa città, ognuno ha la sua storia da raccontare e ognuno ha dietro un bagaglio di sofferenza e il macigno della propria patria che manca come l’aria”.

 

Entriamo nello specifico della tua avventura: sport, tanto sport, ma soprattutto basket, tanto basket.

“Sono tanti anni che sono specializzato nel basket, e sinceramente mi ero stufato di lavorare tanto e guadagnare poco; mi sono detto che fosse ora di misurarmi con i più grandi: o la va o la spacca. Se sarò costretto a tornare indietro a causa del mio fallimento, cambierò mestiere e mi metterò a fare altro. Magari mi troverete a pulire i vetri al semaforo di viale Amendola”.

Vivi da qualche mese nel luogo più interculturale al mondo, dove tutte le etnie, le diversità e le tradizioni si fondono, non sempre in maniera facile, in una comunità di milioni di persone. Come stai affrontando questa situazione e qual è il sapore di queste multietnicità?

“Come dicevo prima è bellissima questa mistura di culture diverse: qui la prima domanda non è “Chi sei” ma “Da dove vieni”, perché tutti sanno che la prossima persona che incontrerai potrebbe venire dal luogo più recondito del pianeta, ma potrebbe venire anche dall’angolo opposto del tuo condominio. Non sai mai cosa ti si può parare davanti”.

Abbiamo scelto Natale per raccontare questa storia sia perché idealmente stai incarnando l’ideale di “favola” dei giorni nostri, sia per offrirti un caldo abbraccio dalla tua amata Imola. Chiudiamo, quindi, con gli auguri… Buon Natale Matteo, anche se in ritardo…

“Auguri a tutti voi, che il 2018 sia l’anno della svolta. Io lo spero tanto per me stesso, ma lo voglio augurare anche a tutti coloro che inizieranno l’anno con la voglia di rischiare, di mettersi in gioco. Sembra difficile, ma è più facile di quello che pensate; basta volerlo”.

 

Nel video alcune sue opere American Style