VADO AL MASSIMO / 005

Rubrica a cura di coach MASSIMO SOLAROLI
14.02.2020 15:57 di Carlo Dall'Aglio   Vedi letture
VADO AL MASSIMO / 005

PER DIVENTARE UN BUON GIOCATORE

Coach MASSIMO SOLAROLI

Ma... per diventare un buon giocatore... meglio 500 tiri al giorno o impegnare lo stesso tempo in palestra a tirare su dei pesi???

Come capita in tutti i campi la risposta a questo profondissimo quesito è influenzata dalle mode e dal pensiero prevalente che muta con il passare degli anni.

Quello che non cambia mai è “l'appecoronamento” generalizzato della maggior parte degli addetti ai lavori, assolutamente visibile sui campi di tutt'Italia e nei commenti o articoli che si leggono sui social o più raramente sui giornali.

Continuo ad essere sconvolto da come in modo assolutamente naturale per un certo periodo lo stretching fosse una cosa assolutamente imprescindibile e a un certo punto accantonato a favore dei famosi esercizi di equilibrio dinamico che hanno dominato i campi per un po': adesso non vedo più nessuna squadra a nessun livello farli. Scaduta la loro validità!

Negli anni ‘80 gli esercizi preatletici e le andature erano la base del lavoro fisico in preparazione e durante le sedute di atletica, adesso se proponi uno skip ai giovani preparatori atletici, ti guardano come se fossi un squilibrato.

Ci sta ed è positivo che le conoscenze evolvano, ma non mi piace, in realtà mi sembra ridicolo, che una cosa o sia la bibbia o sia una “strxxxta”, ci vorrebbe un pò più di equilibrio  e devo dire che la mancanza di cultura sportiva accentua questo fenomeno.

Siamo tutti cresciuti leggendo mitici racconti dei vari campioni slavi degli anni ‘70 e ‘80 che passavano ore e ore e migliaia di tiri ogni giorno al campetto durante la loro gioventù; in seguito abbiamo visto come tanti giocatori dagli anni ‘90 in poi abbiano fatto step importanti nella loro carriera trasformandosi fisicamente per poter competere in campionati top (guardatevi qualche foto di Kukoc in maglia Benetton e poi a Chicago).

Sicuramente l'importanza della preparazione fisica è aumentata con il passare degli anni in maniera esponenziale, la pallacanestro è uno sport dove si corre, si salta e ci si scontra continuamente, è una continua guerra di posizione e una continua gara ad arrivare in un punto preciso più velocemente di un altro.

Rispetto all'atletica però, tutto questo va integrato con la gestione della palla degli spazi e delle scelte da effettuare in base alle situazioni.

Necessario quindi lavorare sulle capacità coordinative e condizionali generali e specifiche relative allo sport in questione, ma poi inserire tutto questo in situazioni di gioco, applicare le qualità atletiche alle capacità tecnico tattiche.

Non ha senso avere piedi velocissimi ma poi non saper eseguire con la stessa velocità e adeguata tecnica una partenza in palleggio. Quella velocità non ci permetterà di essere buoni giocatori di 1v1, non ha senso avere una grande elevazione senza avere il timing del rimbalzo o della stoppata, altrimenti Bolt e Tamberi giocherebbero in NBA.

Quindi, riassumendo, penso che sia importante lavorare e lavorare tanto su uno sviluppo integrato di capacità fisiche, tecniche e tattiche, per poter fare le cose velocemente, bene e su un substrato fondamentale di conoscenza e comprensione del gioco.

Fondamentale il lavoro individuale, sono pochissime le società che possono garantire oggi in Italia una qualità e una quantità di lavoro sufficiente per poter ottenere il massimo risultato. 

Concludendo…

500 tiri al giorno? Sì, perchè buttarla dentro in questo gioco è abbastanza importante.                        

Lavoro in sala pesi? Sì, perchè essere forti e atletici è imprescindibile nel basket moderno.

E infine…

Tanto campetto, tanto giocato, solo vivendo situazioni di gioco possiamo crescere veramente, mettendo in pratica il lavoro quotidiano.