VADO AL MASSIMO/007

Rubrica a cura di coach MASSIMO SOLAROLI
01.03.2020 10:50 di Carlo Dall'Aglio   Vedi letture
Earl Manigault
Earl Manigault

THE GOAT

Coach MASSIMO SOLAROLI

La settimana scorsa si parlava di chi fosse il più forte giocatore di basket di tutti i tempi: a questa domanda Karim Abdul Jabbar, nel 1989, rispose che il giocatore più forte che avesse mai incontrato si chiamava Earl Manigault detto "The Goat", acronimo che significa greatest of all times (il più grande di tutti i tempi), termine ultimamente associato a Messi, Ronaldo e ad altri top assoluti nei vari sport ma che nasce da questo leggendario giocatore dei playground newyorkesi. Negli anni 60 e 70 dominò le scene sui campi più duri e competitivi del mondo, quelli della Grande Mela, dove transitavano i big della Nba che si trovavano a giocare contro il manager in pausa pranzo o il giocatore da strada dal talento smisurato, ma magari perennemente sbronzo o drogato e incapace di poter anche solo pensare a una carriera sportiva.

Questo più o meno è il caso di "The Goat", su di lui ci sono mille leggende e poche certezze, nessun video che ci possa far ammirare il suo talento e tutto quello che sappiamo sono le testimonianze oculari e poi scritte di chi si è trovato a condividere una partita o qualche numero con lui.

Ma la cosa interessante è che questo giocatore un giorno schiacciò saltando Jabbar (2.18 mt) e Connie Hawkins (2.03 mt) uno di fianco all'altro e fece la stessa cosa in partita, saltando il difensore, in una delle poche sue apparizioni in una high school, diventando specialista della "double dunk" (saltare schiacciando riprendendo la palla con l'altra mano rimettendola dentro, sempre in volo).

E’ incredibile che questo giocatore che, si narra, non avesse rivali nell'uno contro uno neanche contro affermate stelle NBA e che nessuno ha mai visto perdere in una partita al campetto, non abbia mai neanche sfiorato il mondo dei professionisti! 

Nel caso di Earl Manigault il problema sembra fosse l'assoluta incapacità di stare alle regole e di vivere una vita da atleta. Brevi esperienze in high school e in college per poi decidere che la sua vita era a New York, nella strada. Non si diede nessuna possibilità, nessuno lo convinse che poteva trasformare la sua vita, morì a 56 anni, lo stesso giorno di Frank Sinatra, avendo atteso invano un trapianto di cuore che per lui non sarebbe mai stato disponibile. 

Quanti giocatori e allenatori non raggiungono risultati proporzionali alle loro capacità? Quanti sono i fattori che determinano il successo o l'insuccesso? Quante "sliding doors", quanti bivi determinano per un nonnulla la salita verso le stelle o il soggiornare in cantina o giù di lì? Cosa vuol dire avere la testa giusta per diventare un giocatore?

Sicuramente la determinazione cieca che passa sopra qualsiasi altra cosa, il desiderio che ti scoppia nel petto di arrivare, determina sicuramente una selezione; di conseguenza la capacità di allenarsi, di migliorare giorno per giorno, l'esigenza di diventare sempre più bravo e pronto. Questo, unito alle capacità naturali che ognuno di noi ha, fisiche e mentali, porta a un risultato che nelle sue massime espressioni crea il campione, il giocatore ai massimi livelli.

Poi ci sono tutta una serie di variabili legate all'esterno e su molte di queste non c'è tanto controllo, il famoso fattore C di (Arrigo Sacchi docet), avere una famiglia che ti supporta, essere al posto giusto al momento giusto, trovare l'allenatore e il dirigente che ti apprezza e ti valorizza, anche solo banalmente fare la partita giusta nel giorno che ti sta guardando la tale persona.

Poi ancora: essere in salute, non subire gravi infortuni, avere la possibilità di crescere in contesti di livello, avere buoni allenatori e persone che sanno dirti le cose giuste nei momenti decisivi della tua crescita ecc ecc.

Per quanto riguarda gli allenatori le variabili legate ai fattori esterni giocoforza aumentano, sei bravo o meno in base a quanto vince la tua squadra! Evidente come il tuo destino passa attraverso una serie di persone.

Nel tempo ho verificato come la capacità di vendersi, alla stregua di un bravo commerciale, sia una qualità molto importante! Considerate che chi giudica gli allenatori nel 99 per cento dei casi ha meno competenze specifiche degli stessi! 

Riassumendo capacità, determinazione e una buona dose di fortuna, come in tutte le cose della vita.