VADO AL MASSIMO/009

Rubrica a cura di coach MASSIMO SOLAROLI
18.04.2020 00:30 di Carlo Dall'Aglio   Vedi letture
Fonte: Massimo Solaroli
Drazen Petrovic
Drazen Petrovic

Drazen Petrovic, beh, non so da dove cominciare. È vissuto in un'era pre-social e per sapere tante cose di lui bisognava sbattersi un minimo, questo credetemi fa la differenza rispetto a un periodo storico, quello attuale, dove tutti quanti sappiamo, anche se non vogliamo, quanti addominali fa Ronaldo in un minuto...

"Il diavolo di Sebenico" è sicuramente entrato nella leggenda della pallacanestro, viene da una terra già di suo leggendaria per questo sport: la Jugoslavia (attuale Croazia).

Nasce a Sebenico, comincia a giocare a pallacanestro andando dietro al fratello Asa, promessa assoluta del basket giovanile slavo degli anni ’70; Drazen è quello piccolo e scarso dei due,” è il fratello di Asa”. Drazen passa le giornate a tirare nel canestro nel campetto sotto casa, solita storia, lui rispetto ad altri è tenuto in particolare considerazione dal Dio del basket. A 16 anni gioca titolare nel piccolo club della sua città che due anni dopo disputa la coppa Korac. Giocano contro Rieti di Pentassuglia, Sojourner, Sanesi e Brunamonti, detentori del titolo e nettamente favoriti. All'epoca non esistevano i video, le partite si preparavano attraverso notizie ricevute al telefono da un amico di un amico. I giocatori di Rieti vengono a sapere che a Sebenico c'è un ragazzino molto bravo, gioca guardia e fa canestro; il mitico "Big Elio" Pentassuglia, coach di Rieti, parla con Colantuoni, difensore arcigno, raccomandandogli di dargli due legnate quando gli passa vicino, è un ragazzino, con poco fisico dicono, la risolviamo così! Colantuoni (che mi ha raccontato direttamente la storia) ricorda che, quando entrarono in campo per il riscaldamento, c'era un ragazzino già tutto sudato 45 minuti prima dell'inizio, che tirava nel canestro, sembrava uno dei bimbi che hanno il compito di prendere i rimbalzi nel pre riscaldamento. Presentazione delle squadre…prima Rieti, poi Sebenico, entra il ragazzino…boato del pubblico...Mah. Comincia la partita, la faccio breve, i giocatori di Rieti neanche riescono a menarlo, non ci arrivano, questo ne fa 30, Sebenico vince e gli italiani tornano a casa con la coda tra le gambe! Rieti all'epoca non era male...ah il ragazzino aveva 17 anni!! Al ritorno a Rieti, in teoria, sarà un'altra storia, palazzetto pieno. Brunamonti e Sanesi adesso sono pronti! Sono la coppia di piccoli forse più forte in quel periodo della serie A!! Partita tiratissima, Sebenico vince ai supplementari, il ragazzino? ne fa 40, Sebenico arriva in finale di Korac.

A 20 anni Drazen va a giocare a Cibona Zagabria, il primo anno viaggia a 43,3 punti a partita e vince lo scudetto. Arriveranno negli anni successivi 2 coppe dei campioni, un altro scudetto e varie coppe nazionali. Nel 1985 segna 112 punti in una partita! (Non credo molto nella validità di queste partite dove si fanno grandi prestazioni individuali ma, ragazzi, 112 punti sono da fare, anche se nessuno ti marca!!)

Nel 1988 va al Real Madrid, continua a segnare passando spesso i 40. Nella mente di noi italiani over 40 la finale di coppa delle coppe contro Caserta rimane una delle partite più memorabili di sempre in campo europeo, Real vince 117 a 113, Drazen osservato speciale…ne fa 62!!

1989: naturale approdo in NBA, 2 anni a Portland, dura in quegli anni per un europeo, oltretutto uno come lui, non propriamente abituato a passarla tantissimo! C'è già una stella in squadra, Clyde Drexler: giocatore fortissimo, nero e americano…Drazen viene messo in secondo piano. Il diavolo di Sebenico continua ad allenarsi fortissimo, come del resto ha sempre fatto, ma adesso ancora di più, vuole farsi trovare pronto quando arriverà la sua occasione. Danny Ainge, suo compagno di squadra all'epoca, racconta che tra l'allenamento della mattina e quello del pomeriggio, mentre tutti sono in pennichella post pranzo lui fa cyclette in casa. Non ci sta dentro, non molla! Nel ‘90 vince i mondiali con la Jugoslavia, nel ‘91 passa ai New Jersey Nets.

Esplode anche in USA, non poteva andare diversamente, lo fanno giocare, e se gioca segna! 20 punti a partita! Vernon Maxwell guardia di Houston in un’intervista pre partita afferma ai giornalisti: "deve ancora nascere un europeo bianco che mi faccia il culo!" Vernon si sbagliava, e lo capisce dopo 2 ore, Drazen gliene fa 44!

Non è una meteora, l'anno dopo ne fa 23 di media, e stiamo parlando di un periodo dove per gli europei giocare "di là" era un'eccezione assoluta.

Nel 1992 con la Croazia conquista l'argento alle Olimpiadi di Barcellona perdendo in finale contro il Dream Team di Jordan, Magic, Bird e compagnia.

Nel 1993 si prepara all'ulteriore step della sua carriera, in scadenza di contratto con i Nets decide di non rinnovare il contratto per andare in una squadra che possa permettergli di lottare per il titolo, lui che è una delle guardie più forti del circuito.

Il Dio del basket, o quello che è, non glielo permette. Il 7 giugno del 1993 torna da un’inutile partita di qualificazione in Polonia in macchina (il resto della squadra viaggiava in aereo). Guida la fidanzata, lui dorme, tutto d'un tratto si trovano davanti un camion di traverso sulla strada che aveva sterzato per evitare un'altra macchina…Petrovic è l'unica vittima dell'incidente.

Tanti "se"…infiniti. Se non fosse andato a fare quella partita (ma lui aveva un grande attaccamento alla maglia della sua nazionale), se fosse andato in aereo con la squadra, la casualità di un incidente in cui il mezzo su cui viaggi non ha nessuna colpa…era destino. Piccolo aneddoto...la sua carta di identità scadeva quel giorno.

Drazen Petrovic aveva quella esigenza di migliorarsi continuamente, di allenarsi da solo molto più degli altri, quella maniacale concentrazione sul basket che abbiamo visto recentemente parlando di Kobe Bryant, in questo mi sembrano molto simili. Solo apparentemente...In realtà la vita di Petrovic è la storia di un ragazzo totalmente dedicato alla pallacanestro e alla ricerca continua di un miglioramento, di un non accontentarsi mai, di non cullarsi neanche un momento sugli allori. Diventa prima dei 20 anni il giocatore più forte e celebrato del suo paese, il giorno dopo è al Real! Per dominare in Europa. Ricco e famoso potrebbe farsi 2-3 anni per consolidare il suo status, ma non si concede questo tempo. NBA, il gotha! Difficoltà iniziali, discriminato, ma lavora come un pazzo, e in 2 anni diventa un giocatore importante anche qui, e subito pronto per un altro step, la squadra da titolo. Il suo esempio è una grande ispirazione per tutti.

                                               “Farsi trovare pronti per quando arriverà l’occasione”

Sembrava lo sapesse che bisognava fare le cose in fretta...non ha perso un minuto della sua vita, ma il destino non gli ha dato tempo...

Era, a detta di tutti, un ragazzo molto sensibile e disponibile nei confronti dei tifosi e della gente in generale, nel concedere autografi, nel fermarsi a parlare, e nel cercare di offrire sempre la massima prestazione possibile, la madre dice che spesso non era soddisfatto neanche dopo una partita vinta e in cui aveva segnato tanto perché avvertiva la sensazione che avrebbe potuto dare di più.

Famoso è anche la sua storia personale con Vlade Divac, grandi amici fraterni e poi allontanatisi per una incomprensione capitata nel momento in cui Serbia e Croazia sono diventate nemiche da un giorno all'altro. Pensate la singolarità dei giocatori slavi in quel periodo che sono passati dal vincere insieme sotto la stessa bandiera ad essere in guerra uno contro l'altro nel giro di pochi mesi, ma questa è un'altra storia!

Drazen Petrovic, un mito. La morte a 28 anni ha stroncato una delle più luminose carriere del basket di tutti i tempi, cominciata nel campetto di Sebenico, dove un ragazzino magrino nella Jugoslavia di Tito degli anni ‘70, tirava nel canestro, sognando un giorno di poter battere il suo fratellone in 1vs1...